HiPath

maggio 31, 2009 by stefanprecel  
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?yjemy w czasach miniaturyzacji. Centrale telefoniczne przez d?ugi okres zajmowa?y ca?e pokoje. Kojarzone by?y jedynie z du?ymi przedsi?biorstwami. Nadszed? jednak czas na zmiany. Wykorzystuj?c okablowanie strukturalne i telefonia IP coraz wi?cej firm si?ga po systemy takie jak HiPath. Jest to innowacja w dziedzinie architektury sieci telekomunikacyjnych stworzona przez firm? Siemens. Platforma komunikacyjna HiPath korzysta z infrastruktury istniej?cej ju? w firmie. Pozwalaj? one na transmitowanie danych i mowy w obr?bie firmy przy u?yciu tych samych ??czy. Wys?u?ona centrala telefoniczna odchodzi wi?c do lamusa. Rozwi?zanie to w znacznym stopniu optymalizuje funkcjonowanie ka?dej firmy.

Waga wizerunku

maggio 31, 2009 by stefanprecel  
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W dzisiejszych czasach nasz wizerunek jest niezmiernie wa?ny nie tylko dla naszego samopoczucia, ale tak?e dla naszego ?ycia zawodowego. Co jednak mo?emy zrobi? w chwili, gdy nasza znajomo?? mody mo?e okaza? si? niewystarczaj?ca? Odpowiedz jest prosta - stylista, czyli osoba, której zadaniem jest kreowanie wizerunku swojego klienta. Dobierze on pasuj?c? do naszej figury garderob?, fryzury na ka?d? okazj? i odpowiedni do nich makija?. Bardzo cz?sto pomaga tak?e, jako personal shopper, doradzaj?c od razu w czasie robienia zakupów. Ale nie wszyscy podaj?cy si? za stylistów nimi s?, przeczyta? magazyn o modzie mo?e przecie? ka?dy. Osobista stylistka nie powinna by? zawodem wybieranym z przypadku, a raczej z powo?ania. Stylizacja umo?liwia nam wniesienie ogromnych zmian do naszego wygl?du, pozwala przej?? prawdziwe metamorfozy. Modny wygl?d, którego ni e powstydzi?yby si? nawet gwiazdy z ok?adek kolorowych pism jest w dzisiejszych czasach na wyci?gni?cie r?ki. Metamorfoza, jak? ka?dy mo?e przej?? przy pomocy specjalisty mo?e nie tylko ca?kowicie odmieni? wygl?d, ale równie? ca?e ?ycie.

In un pomeriggio di pioggia

maggio 28, 2009 by sole  
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Ecco un gioco divertente che richiede molta pazienza e molto tempo.


Su un foglio da disegno schizzate alcune sagome stilizzate: farfalle, fiori, pulcini, casette… e munitevi di un vassoio pieno di riso.


Spennellate le sagome con colla vinilica.


Chicco dopo chicco le “piccole pesti” dovranno riempire i disegni.


Quando la colla sarà asciutta, con tempere e pennelli potranno colorare i loro capolavori.

In Nuova Zelanda…

maggio 27, 2009 by sole  
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Se vi capita di recarvi in Nuova Zelanda, attenzione, perchè laggiù, per salutarsi, non si usano strette di mano o, peggio, pacche sulle spalle…


Il galateo vieta perfino il baciamano alle signore, perchè ogni contatto fisico è ritenuto maleducato.


Quindi… siate seri !!!

STUDIO 5 PRESENTA VELARIO

maggio 26, 2009 by LinknessUfficioStampa  
Filed under economia italiana

E’ velario la novità di Studio 5

Studio 5 è una società di servizi in grado di rispondere a tutte le esigenze di chi desidera organizzare eventi, sagre, sfilate di moda, feste di paese, concerti, dimostrazioni, inaugurazioni.

L’azienda è specializzata, infatti, nel noleggio e nell’allestimento di strutture di ogni genere, che consentono anche al cliente più esigente di disporre di ogni tipo di materiale e servizio.

Tensostrutture, gazebo, ombrelloni, palchi, coperture per piste da ballo e altre strutture sono disponibili in varie materiali e metrature, al fine di consentire ad ogni cliente di trovare la soluzione ideale alle sue esigenze.

Studio 5 è anche attento alle evoluzioni del mercato. Per tale ragione il rinnovo delle strutture con elementi architettonici particolari e soluzioni tecnologiche innovative sono fattori determinanti del successo dell’azienda.

Velario è la novità che Studio 5 propone ai suoi clienti ed è caratterizzata da una struttura pratica e veloce nell’installazione e di piacevole effetto. Velario è stato creato per abbassare i costi di installazione permettendo risparmi fino al 50%. È ideale per mercatini alimentari, mercatini espositivi, espositori pubblicitari, per fiere e mostre.

Velario è inoltre comprensivo di impianto elettrico composto da due faretti da 100 W, un quadretto con due prese universali, una presa CEE 16 A e interruttore luci. La struttura è dotata di tavoli, di kit pubblicitario e di pavimenti.

Studio 5 opera nel Nord Italia nell’area compresa tra il veneto, il Friuli Venezia Giulia, il Trentino Alto Adige, la Lombardia e l’Emilia Romagna.

Al ristorante all’estero

maggio 26, 2009 by sole  
Filed under attualità


Lasciare la mancia è una buona abitudine ovunque? Niente affatto: in alcuni Paesi può venire considerata addirittura un’offesa.

  • In Israele, per esempio, questa usanza non è diffusa.

  • In Birmania, se pensate di fare un piacere al cameriere che vi ha appena servito, lasciando sul tavolo parte del resto, questi penserà che vi siete sbagliati, e con gentilezza e fermezza, vi restituirà il denaro.

Rosy BINDI Basta la misura colma INTERVISTA

maggio 25, 2009 by  
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/>«Niente più imbarazzi: l’anti-berlusconismo dev’essere un valore»

Ha la fama della «pasionaria cattolica», ma Rosy Bindi è una che lavora di bulino anche quando le sue parole hanno la pesantezza delle pietre.
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Tanto è vero che, dalla sua casa di Sinalunga, la Rosy ripete il concetto più volte, quasi che potesse sfuggire all’interlocutore:
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«C’è un filo rosso che tiene unite due vicende apparentemente lontane, come quella della sentenza Mills e della ragazza napoletana: Berlusconi emerge oramai come la figura del corruttore morale. Ogni limite è stato superato.
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Basta con quelli che dicono: con l’anti-berlusconismo si perdono i voti. Ad un certo punto mi verrebbe la voglia di rispondere: non importa! Noi del Pd, che siamo l’unico vero argine a quest’uomo, dobbiamo saper prendere la bandiera della resistenza morale. Senza imbarazzo. Di alcun genere».

Lei invoca una svolta, quasi che l’Italia fosse investita da una nuova questione morale. Ma davvero è così?

«E’ così. Siamo davanti ad una grande questione morale che investe tutti gli aspetti della vita del premier.
/>
Berlusconi sapeva perfettamente che la vicenda Mills era diversa dalle altre. Non a caso la legislatura è iniziata col lodo Alfano: lui sapeva perfettamente che la giustizia sarebbe arrivata a condannare corrotto e corruttore».

Nessuno può escludere un ripensamento, o no?

«Ha la possibilità di rinunciare al lodo Alfano, altrimenti resterà il dubbio. Tanto più che raramente è stato assolto con formula piena. Sulle grandi questioni ha usufruito della prescrizione».

Gli italiani gli hanno dato fiducia per tre volte…

«Il problema non è semplicemente liberarsi di Berlusconi, ma ritrovare il nostro Paese. E lo ritroveremo il giorno in cui lui sarà bocciato politicamente.
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In questi giorni Berlusconi si rende conto di perdere consensi, altrimenti non fuggirebbe dalle piazze come sta facendo».

Ammetterà che nella vicenda privata, l’addebito più grave sarebbe quello che dimostrasse un premier mentitore.
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Sul resto è tutto più sfuggente?

«Certo, c’è anche la possibile menzogna. Ma quel che sta emergendo è la figura di un grande corruttore.
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C’è una corruzione morale praticata nei confronti di donne, di minorenni, dei valori sui quali una generazione dovrebbe fondare il proprio futuro.
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Il berlusconismo non è solo una persona, è una cultura cresciuta in questo Paese con modelli di vita, “trasmessi” attraverso la più grande azienda culturale del Paese, la tv».
/>Indubbiamente tutto è aggravato dalla bugia».

Il Pd sta contrastando Berlusconi sul terreno del politicamente duro ma corretto. Secondo lei in questo modo riuscite a sfondare il muro di apatia che circonda oramai quasi tutte le vicende politiche?

«Il mio partito si è comportato bene, mi riconosco nelle parole di Franceschini e nelle reazioni di Letta e di Rutelli.
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Ma oramai comportarsi bene significa dire basta, il limite è passato.
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Le battute di Berlusconi, magari, ancora piacciono, ma bisogna fermare un uomo che non conosce l’abc della cultura istituzionale e democratica, che non sa distinguere ciò che è pubblico da ciò che è privato. Berlusconi si combatte con la politica, non con l’anti-politica.
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L’argine non è l’ex magistrato di Mani Pulite, siamo noi del Pd che dobbiamo costituire un punto di resistenza morale e politica».

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Fonte Openpolis

Leonardo DOMENICI Dobbiamo cercare i voti non schierarci per il congresso INTERVISTA

maggio 25, 2009 by  
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«Alla destra l’Ue non interessa. Per noi è una sfida importante»

La situazione è peggiorata e per certi versi degenerata» dice Leonardo Domenici. «Votateci alle europee, è in gioco la democrazia» è l’allarme lanciato dal
segretario nazionale del Pd Dario Franceschini. Destinatari coloro che si aspettavano di più dal Pd e minacciano di votare Di Pietro. «Mi sembra del tutto ragionevole l’appello di Franceschini» commenta Domenici, numero due della lista del Pd alle europee nella circoscrizione Centro.
/>
L’ex presidente dell’Anci e sindaco uscente di Firenze, non sembra molto interessato ad iscriversi al partito di chi dice che nel nostro Paese siamo alla vigilia di un regime con Berlusconi al governo. Domenici in questo momento, con la campagna elettorale in corso, è molto più interessato a catturare voti «per il partito che meglio rappresenta un’opposizione democratica, seria e costruttiva» dice.
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«In questo modo si fa un piacere alla tenuta e allo sviluppo della democrazia italiana» spiega il candidato.

L’Europa però sembra una sorta di vaso di coccio rispetto alla politica interna.

«È vero c’è questo pericolo».

Eppure con la crisi l’Europa è importante…

«È per questo motivo che bisogna parlare di più dell’Europa per far capire quanto conta, perché abbiamo bisogno che sia sempre di più un soggetto politico unitario, che sia più capace di portare avanti una risposta alla crisi economica e sociale. Purtroppo devo dire che vedo una forte responsabilità della presidenza Barroso, che in questi anni nel nostro continente è stata troppo spesso passiva di fronte
alle ideologie fondamentaliste e liberiste del mercato.
/>
Visto che alla destra italiana non gliene importa
niente d’Europa perché è nazionalista, protezionista ed antieuropeista, dell’Europa dobbiamo parlare
noi perché è un tema, comunque, importante».

La maggior parte dei giornali dà poco spazio all’Ue…

«Penso che ci sia una certa tendenza della politica a farsi spettacolo, ad essere caratterizzata da annunci e non da programmi concreti e alla fine tutto ciò condiziona inevitabilmente anche l’informazione. Bisogna aggiungere che in questo è in atto un tentativo di occupare tutti gli spazi informativi da parte di chi governa il Paese. Basta pensare alle nomine Rai. Credo che noi dobbiamo dire una cosa precisa: smettiamola con tutto ciò che è virtuale,
gossip, e torniamo a parlare delle questioni che preoccupano la gente».

Ma il Pd ha la forza per arrivare alla gente?
In autunno ci sarà il congresso, nel frattempo quale errore bisogna evitare?

«Noi prima di tutto dobbiamo trovare voti e consenso. Non dobbiamo pensare a posizionamenti o a battaglie interne in vista del prossimo congresso. Poi penso anche che questa campagna elettorale deve servire a rilanciare l’idea originaria del Partito democratico. Un’idea che nella sua realizzazione ha presentato non poche difficoltà e problemi
in questi ultimo anno: l’idea di un partito capace di dirigere politicamente, di formare nuovi gruppi dirigenti e offrire spazi e sedi di confronto per l’elaborazione politica e programmatica, insomma, un partito vero e radicato nella società. Credo che questa campagna elettorale
sia l’occasione buona per ripartire
con questa prospettiva per rilanciarlo».

Intanto bisogna riconquistare i delusi del Pd. Franceschini rilancia il voto utile rispetto a Di Pietro…

«Noi dobbiamo dare forza ad una posizione che non è puramente retorica e talvolta populista. Abbiamo
bisogno di un’opposizione che cresca intorno al Pd, anche nella prospettiva di costruire alleanze contro il governo e Berlusconi. Questo è il Pd come centro di nuove alleanze e rapporti politici per costruire un governo diverso per l’Italia».
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Fonte Openpolis

Enrico LETTA Smettiamola di essere pudici e inchiodiamolo INTERVISTA

maggio 25, 2009 by  
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«Finora siamo stati troppo
rispettosi, Berlusconi deve rendere conto fino
in fondo. Io via dal Pd? Il premier è disperato»

Berlusconi dice che io e Rutelli ce ne stiamo per andare dal Pd? È un segnale interessante. È una mossa
disperata, di una persona
non serena: dimostra che, nonostante il trionfalismo dei sondaggi, la partita delle europee non è affatto chiusa.
Berlusconi è in preda al nervosismo, perché la vicenda Noemi gli sta sfuggendo di mano».
/>
Enrico Letta sorride del premier che lo dà in uscita verso l’Udc: «Stupidaggini, non ho nessuna intenzione di andare nell’Udc. L’ho già detto e lo ripeto. Berlusconi sta sparando all’impazzata, dalla riduzione dei parlamentari fino a queste storielle su di me: è palese il tentativo di depistaggio per distogliere l’opinione pubblica dal caso Noemi che è il suo vero punto debole. Ma noi su questo
dobbiamo inchiodarlo».

Finora avete avuto un certo fair play…

«È vero, ci siamo mossi con troppo pudore e rispetto. Adesso è il momento di mettersi le scarpette chiodate, di inchiodarlo alle sue responsabilità. Io non so se le rivelazioni che abbiamo letto sui festini a Villa Certosa siano vere: il premier deve rendere conto fino in fondo. In queste due ultime settimane di campagna elettorale dobbiamo fare noi i fuochi d’artificio per rovesciare la situazione a partire dalle sue bugie».

Si dice che in Italia, a differenza degli
Usa, queste vicende non indignino l’opinione pubblica. Che il suo atteggiamento da tombeur de femmes piaccia agli
italiani…

«L’opinione pubblica deve sapere se il premier a Porta Porta ha detto delle bugie sul caso Noemi. E poi non stiamo parlando di battute da tombeur de femmes, qui ci sono dimezzo delle minorenni».

Non teme che un nuovo referendum pro o contro Berlusconi sia un rischio per il Pd?

«È lui che ci sta attaccando. Quello che ha detto di me e Rutelli, e anche di Franceschini, conferma che abbiamo avuto troppo rispetto verso un premier che non ha rispetto per l’opposizione. E poi sapere se un premier mente è fondamentale per la democrazia».

Di Pietro presenterà una mozione di
sfiducia al governo. Il Pd dovrebbe votarla?

«Se ci sarà voteremo contro la fiducia. Detto questo mi sembra solo un’iniziativa elettoralistica di Di Pietro, cui faccio un appello: metta da parte i suoi piccoli interessi particolari, si faccia fronte comune per chiedere chiarezza sulla vicenda Noemi.
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La mozione in Parlamento rischia di ridare forza al premier. Sembra quasi che sia stata concepita più contro di noi che contro il premier».

Che effetto le fa avere un premier che, stando al racconto dell’ex fidanzato di Noemi, organizzava per Capodanno
una vacanza con decine di ragazze?

«Se queste cose fossero vere il quadro sarebbe disgustoso. Aspetto che Berlusconi chiarisca. Fino a quando
non lo fa, con lui non dobbiamo parlare d’altro».

Lei crede che in un altro grande paese
europeo il premier avrebbe potuto
uscire indenne da una vicenda così imbarazzante?

«Il fatto che una campagna stampa
stia mettendo Berlusconi alle corde
mi sembra un segno di vitalità.
/>
Anche altrove queste vicende hanno richiesto tempo, a partire dal caso Lewinsky. Mi pare che le cose stiano
venendo fuori, non direi che la nostra sia una democrazia anomala. Ma molto dipende da noi: non dobbiamo avere paura».

Perché Berlusconi ha scelto proprio
lei e Rutelli? Se il Pd andasse molto male alle elezioni ci sarebbe un rischio di implosione?

«Non a caso cerca di colpire noi: il Pd si gioca tutto sulla capacità di non prendere solo voti di sinistra.
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Senza voti moderati non va da nessuna parte, è il fronte su cui si gioca la partita tra noi e Berlusconi. Su cui
dobbiamo raddoppiare gli sforzi».
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Fonte Openpolis

Antonio TAJANI Malpensa Fiumicino C posto per entrambi INTERVISTA

maggio 25, 2009 by  
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«Siamo in Europa, non nell`Italia degli anni `50».
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Antonio Tajani non si tira indietro.
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Anzi, in questa intervista al Sole 24 Ore, difende a spada tratta, cifre alla mano, non solo la decisione di congelare gli slot, ma anche il modello del doppio hub Malpensa-Fiumicino.
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«C`è posto per tutti» dice il commissario Ue ai Trasporti.
/>
Che promette anche di usare «tutti i mezzi» a sua disposizione per liberalizzare il traffico passeggeri delle ferrovie.

Tra crisi finanziaria, calo degli investimenti, nazionalismi e protezionismi intra-europei in ascesa, è a rischio la liberalizzazíone nei trasporti, tradizionalmente un settore tra i più compartimentati dei mercato unico?

In ogni crisi economica ci si muove con circospezione cercando di proteggere occupazione, lavoro e aziende. Non vedo però nessuna involuzione nel settore dei trasporti. Noi ci siamo mossi dimostrando l`esatto contrario.

In che modo?

Facendo nascere, per esempio, due compagnie aeree completamente private come Cai e la nuova Olympic Airways, cioè un modello nuovo di campagnie aeree non di Stato ma tutte private. Nessun nazionalismo né protezionismo dunque.

Detto questo, liberalismo e liberalizzazioni non cancellano il mercato ma ne fissano le regole.

A proposito di regole, la sua decisione di congelare per 6 mesi la redistribuzione degli slot non utilizzati, nonostante sia stata approvata a schiacciante maggioranza dall`europarlamento, ha indotto i concorrenti della Cai a presentare una denuncia alla sua collega Neelie Kroes per abuso di posizione dominante sul mercato italiano….

Il provvedimento è temporaneo e mira a contenere i danni della crisi sulle compagnie.

Nell`80% degli aeroporti europei il traffico è calato tra l`8-10% per i passeggeri, tra il 25-30% per i cargo. Del resto una misura simile è già stata ai tempi della Sars e dopo l`11 settembre 2001.

Vero. Però c`è chi sospetta che la manovra sugli slot favorisca la Cai e Fiumicino, a scapito dei concorrenti e di Malpensa.

Non a caso si dice che a fare ricorso siano proprio Lufthansa, Easyjet e Ryanair. Lei cosa risponde?

Rispondo con le cifre. Nel 2008 Lufthansa a Malpensa aveva 8.741 slot, il 24 marzo scorso ne aveva 19.520, più del doppio.

Nello stesso periodo Easyjet è passata, sempre a Malpensa, da 15.534 a 22.936 slot. Difficile quindi asserire che il congelamento degli slot abbia effetti negativi.

Meno che mai per l`aeroporto di Malpensa.

Sarà. Due hub, Malpensa e Fiumicino, troppi per l`Italia?

No. C`è posto per entrambi perchè siamo in Europa non nell`Italia degli anni `50.

Si spieghi

Malpensa deve servire il traffico nel nord Italia e nel cuore dell`Europa alleggerendo Francoforte e Monaco. Tanto è vero che Lufthansa è sbarcata a Malpensa. Che ha un futuro promettente.

E Fiumicino?

Sarà l`hub del Mediterraneo e dell`Africa centrale. L`Europa ha un grosso ruolo da giocare nello sviluppo delle infrastrutture di trasporto del continente nero.

Che fine farà Linate?

Servirà essenzialmente le rotte Milano-Roma.

Ferrovie: nel 2010 scatterà la liberalizzazione del traffico passeggeri. Le FS italiane premono per entrare sul mercato francese, sulla Parigi-Lione-Milano, visto che i francesi operano già sul percorso inverso.

Che cosa conta di fare la Commissione?

Restare vigilante e fare di tutto per accelerare il processo perchè in certi paesi le resistenze ci sono, non conclamate ma nei fatti.

Come dire che presto non ci sarà più posto per asimmetrie tipo l`attuale tra Francia e Italia?

Ho ricevuto una lettera delle Ferrovie italiane e tedesche in cui si invoca l`apertura effettiva del mercato. La richiesta mi sembra fondata. E comunque per verificarlo ho commissionato uno studio di impatto. Useremo comunque tutti gli strumenti giuridici e politici a nostra disposizione per liberalizzare il mercato dei passeggeri.

Per il traffico aereo è cosa fatta: aprirà anche il mercato del traffico ferroviaro locale alla concorrenza europea?

Sono favorevole alla concorrenza.

Valuteremo come e quando presentare una proposta su questo fronte.


La realizzazione delle reti Ten richiede finanziamenti sempre più sostanziosi, soprattutto in tempi di crisi degli investimenti….

Spero di poter incrementare gli stanziamenti del bilancio Ue nel periodo 2013-20.

In Val di Susa i sindaci tornano a lanciare segnali di guerra.

Teme per la Torino-Lione?

Siamo alla vigilia di un voto amministrativo. La Torino-Lione è partita e non si fermerà nè in Italia nè in Francia.

Le sue prossime priorità per la nuova Commissione?

Sviluppo delle reti transeuropee con l`interconnessione africana, Galileo entro il 2013, accordo “open sky” con gli americani.
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Maggior tutela dei diritti dei passeggeri. Più sicurezza sulle strade: ci sono troppi morti.
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Fonte Openpolis

Silvio BERLUSCONI Il Parlamento ideale dovrebbe essere composto di 300 deputati e 150 senatori

maggio 25, 2009 by  
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/> «Chi ci vota ha buon senso, gli altri no»

«Il Parlamento ideale - ha detto Silvio Berlusconi - dovrebbe essere composto di 300 deputati e 150 senatori. Poi vorrei delle modifiche dei regolamenti parlamentari che diano la possibilità alle leggi di avere un itinerario più veloce rispetto a quello determinato attualmente anche a causa di un Parlamento pletorico». Quanto alla nuova classe dirigente, secondo il premier, «tutti seguiranno il nostro esempio di dare più spazio ai giovani e a quella che io chiamo l’altra metà del cielo».
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Il premier torna a negare candidature femminili basate solo sull’avvenenza: «E’ una cosa non vera. Ci sono tre persone, su cui si è accentrata la critica delle sinistre, che invece sono laureate e parlano due lingue. Saranno sempre presenti al Parlamento europeo, al contrario degli anziani mandati lì secondo la logica del “promoveatur ut amoveatur”». Il presidente del Consiglio esclude invece la necessità di quote rosa: «Devono essere le forze politiche a dovere integrare le liste con un numero maggiore di donne. Io immagino che tutti i partiti stiano andando in quella direzione».

«Con noi gente di buon senso, con gli altri no».
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I voti non dati al Pdl sono «buttati»; inoltre nel Pdl c’è gente «di buon senso», mentre con gli altri c’è chi «profitta» della politica: lo ha detto Berlusconi criticando il voto al Pd («si dividerà in tre tronconi») e a Idv («partito dei forcaioli»). Secondo il premier, il voto al Pdl è importante perché se sarà maggioritario nel Ppe, ne condizionerà le scelte e il Ppe potrà a sua volta far diventare le proprie scelte quelle del Parlamento europeo: «Se gli italiani non andranno in questa direzione - dice il premier -butteranno il loro voto, dandolo a piccoli partiti, che non avranno rappresentanza, o al Partito democratico, che si dividerà in tre tronconi dopo le elezioni e che non sa ancora se siederà nel Parlamento europeo negli stessi banchi del partito di Di Pietro o con il gruppo socialista».

Alla domanda sul perchè Di Pietro abbia buoni numeri elettorali, il premier replica: «Perché mette insieme gli scontenti, i forcaioli, chi ha invidia e odio verso gli altri. E’ gente particolare, speciale, e per fortuna minoritaria. Comunque c’è una polarizzazione in Italia, io penso che l’Italia sia divisa in due: da una parte ci sono le persone di buon senso, che amano libertà e rispettano gli altri, che vengono dalla società civile per dedicarsi al bene pubblico, dall’altra la sinistra che ha messo insieme politici di professione, che quindi fanno politica per profittarne, che usano talvolta la magistratura rossa, che usano il ribaltamento della verità, l’ ingiuria, l’insulto, la menzogna».
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Fonte Openpolis

Ignazio LA RUSSA Il ministro candidato Voglio 100mila preferenze

maggio 25, 2009 by  
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«L`ho visto in sogno, mi ha dato i numeri al lotto e ho vinto 250 volte la posta. Peccato che avessi puntato solo mille lire. Capirete: non mi fidavo», raccontò un giorno un certo Alberto Mazza, che votava Ds. «Come temevo: dà i numeri», ammiccò subito Pinuccio Tatarella. Una decina di anni dopo, Ignazio La Russa li dà ancora. E gira come una trottola la circoscrizione dei Nordovest per conquistare una quota magica: «Centomila preferenze personali».
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Solo? Berlusconi punta a quaranta volte tanto: quattro milioni!
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«Ma no, ma no… Non si possono fare paragoni… Lui è il fondatore del partito, è il capo del governo, è il leader della coalizione, si presenta come capolista in tutte le circoscrizioni… Abbiamo obiettivi diversi. Il mio è quello di dimostrare che non va dispersa la capacità di essere presente sul territorio che era caratteristica di An.
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Centomila voti alle europee sono tantissimi. Tanto più se devo guadagnarmeli solo durante i weekend. Ho fatto i conti:
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in pratica faccio dodici giorni di campagna elettorale…» Provateci voi, dice, a spostarvi in un giorno in nove posti diversi, dalla Val d`Aosta alla campagna mantovana, dalle Langhe alla Franciacorta: «Siamo arrivati al punto che dopo una giornata stracarica di impegni, andiamo a chiudere all`una di notte in una birreria di Milano. Sa com`è, i voti dei giovani…».
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Roberto Formigoni si vanta di essere arrivato a ventidue comizi in un giorno?
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??Puoi farlo solo se giri per i quartieri di una stessa città. Ma soprattutto se giri per farti vedere, e non per ascoltare come faccio io. La campagna elettorale, per me, serve a questo. Conosci di più il Paese in due settimane di campagna elettorale che in due anni in Parlamento».
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E che Paese è? Un Paese che va a destra: «Sono convinto che andremo benissimo tutti, noi e anche la Lega. E non ci ruberemo i voti fra di noi. Andremo a prenderli dall`altra parte».

Ogni tanto un vecchio camerata gli ricorda: «Ignazio, ti ricordi le campagne di una volta?». E lui, che si vanta d`aver tenuto il primo comizio («a Ragalna, sull`Etna: sostituii mio padre che aveva da fare») quando aveva solo 11 anni ridacchia: «Certe volte c`erano due missini, sette carabinieri e cinquanta rossi che volevano impedirci di parlare…».
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Aveva allora, raccontò una volta la sorella Emilia, un combattivo pastore tedesco di nome Schranz. Cane camerata e combattivo: «Alla lettera “c” rizzava le orecchie, al “com…” aveva già i denti digrignanti e prima che `Gnazio finisse la parola “compagni” aveva già preso ad abbaiare come un ossesso contro i nemici». Passato remoto.
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Nel passato prossimo, come avrebbe scritto Tiziana Abate sul Giorno, cambiò tutto. E morto il lupo squadrista, La Russa si regalò un enorme bobtail europeista e moderato di nome Flash. Il quale «alla parola “comunisti” scodinzolava incosciente, al nome D`Alema uggiolava. felice e a quello di Veltroni si accucciava addirittura sul parquet».
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Oggi, a compimento del progressivo e ineluttabile percorso, il ministro della Difesa affida la sua difesa a un batuffolo di pelo di razza maltese. Una femmina piccolo borghese assai aperta e pluralista che con un richiamo alla «giovinezza» (pardon: alla gioventù) ha chiamato Fiamma:
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«Abbaia solo quando sente Fiorello alla radio e lo scambia per me. Se anche avessi voluto addestrarla ad azzannare comunisti, sarei stato in difficoltà: ce ne sono ancora?». Dicono gli avversari che avrebbe potuto benissimo addestrare l`animale ad azzannare rumeni, marocchini, extracomunitari in genere.
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Ma che in realtà, ad affondare i denti nei polpacci dei «nemici», sempre per conquistare quei centomila voti, ci pensa da solo. Come la settimana scorsa, quando morse la rappresentante italiana dell`alto commissariato dell`Onu per i rifugiati, rea di avere criticato la scelta di respingere i barconi in Libia senza aver prima controllato se a bordo c`erano persone che avevano diritto all`asilo politico, dicendo che « l`Unhcr non conta un fico secco» e che Laura Boldrini, «nota per essere un esponente di Rifondazione comunista con il cognome di un noto capo partigiano» era «o disumana o criminale perché vuole eludere la legge e vuole che una volta in Italia scappino e si sparpaglino sul territorio».

«La Russa è un fascista maleducato», ribatté Rifondazione. Parole alle quali Ignazio, un tempo, avrebbe risposto con un ghigno: «Fascista io? Grazie, mi adulate». Adesso no: «Mi spiace che ci siano stati problemi di tipo personale. Ho usato toni comiziali dei quali voglio assolutamente chiedere ammenda`». Sui respingimenti, però, non molla di un millimetro. Un po` perché è convinto che sia giusto così, un po` perché tra gli obiettivi che si è dato c`e quello di «recuperare i voti nostri che se ne sono andati in libera uscita alla Lega quando sull`indulto Forza Italia e una minoranza di An diedero l`impressione di non avere la necessaria fermezza. Adesso è tutto chiaro: la durezza è la stessa».
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Giura però che no, non vuole assolutamente fare concorrenza a Roberto Maroni: «Non c`è una gara a chi è più fermo tra me e lui. È lui che qualche volta cade nella trappola dei giornalisti che cercano di tirarlo in mezzo a qualche polemica…». Bobo come Veronica? «Non esageriamo… Però gli ho detto: Roberto, non ci cascare. Non ha senso che lui sia geloso se io mi interesso di sicurezza. È logico che io me ne occupi. I Carabinieri dipendono dalla Difesa… Col progetto “strade sicure” stiamo per aggiungere altri 1.250 soldati senza che costino (sennò Tremonti mi avrebbe piantato una grana) un solo centesimo in più…
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E non dovrei occuparmi di ordine pubblico?». Assicura che lui, gelosissimo della moglie Laura da vero «siculo fino al midollo», non ha «nessuna gelosia se qualcuno dice la sua sulla Difesa. Ci mancherebbe. Ma mi occuperei di ordine e sicurezza anche se non fossi ministro. Perché sono temi nostri».

E il «nuovo» Gianfranco Fini, con quelle sortite civili apprezzate fuori dal partito ma forse meno dentro, porta voti o ne fa perdere? «Oggi no, non credo ci porti voti. Non penso ce ne faccia perdere, ma guadagnare no. Oggi. Ma domani…». In ogni caso, almeno su questo, non è più dall`ex leader di An che `Gnazio si lascia tracciare il solco…

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Fonte Openpolis

Giorgio NAPOLITANO A Racalmuto per rendere omaggio alla memoria di Leonardo Sciascia

maggio 25, 2009 by  
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L’ultima tappa della tre-giorni di Giorgio Napolitano in Sicilia è stata breve, ma di grande significato: il presidente della Repubblica è andato a Racalmuto a rendere omaggio alla memoria di Leonardo Sciascia, scomparso venti anni fa all’età di 68 anni e da allora oggetto di una sorta di oscuramento.
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Napolitano, che lo ha conosciuto e lo ha stimato, non trova giusto questo oblio e l’ha detto con il gesto simbolico della visita a questa cittadina molto nota e molto fuori mano, e con parole inequivocabili. Il presidente ha deposto un cuscino di fiori sulla tomba laica dello scrittore volterriano, una lapide bianca senza croce sulla quale sono incisi il nome e il celebre epitaffio dettato dallo stesso Sciascia: «Ce ne ricorderemo di questo pianeta».
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Poi ha visitato la Fondazione creata per ricevere l’eredità della sua cultura e per trasmettere il suo messaggio civile di disincanto, di impegno civile e di elogio della ragione come unica bussola a cui l??uomo deve affidarsi.

Ad accompagnare Napolitano alla Fondazione, oltre agli amministratori locali, c’erano il presidente della Regione Raffaele Lombardo e il ministro della Giustizia Angelino Alfano, la figlia di Sciascia, vecchi amici dello scrittore.

Spirito illuminista e anti-dogmatico, Sciascia aveva avuto sempre rapporti difficili con il Pci. Fin dai primi racconti non aveva risparmiato strali al culto nostrano dello stalinismo. Ma poi, negli Anni Settanta, con Enrico Berlinguer segretario, aveva fatto un’apertura di credito e accettato una candidatura al consiglio comunale di Palermo, come indipendente.
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Però i rapporti si erano presto guastati ed erano finiti con uno strappo irreparabile, anche per i rapporti personali con il segretario del Pci, e con il passaggio nelle liste del Partito Radicale.
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Uno strappo che in qualche modo Napolitano - il quale aveva conosciuto Sciascia a Montecitorio negli Anni Ottanta quando entrambi erano parlamentari - ha voluto archiviare rivalutando a tutto tondo il valore non solo letterario, ma anche civile dell’autore del «Giorno della civetta»:
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«Mi ha portato qui - ha detto Napolitano - il ricordo personale di Leonardo, che ho grandemente amato come scrittore europeo non meno che italiano.
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L’ho sempre ascoltato con attenzione e grande rispetto, come grande coscienza e voce civile dell’Italia».
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Il capo dello Stato ha elogiato la Fondazione e ha incoraggiato i dirigenti a diffondere da questa cattedra «una testimonianza viva di quella Sicilia della ragione e della cultura che noi possiamo ben identificare con il nome di Sciascia».
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Fonte Openpolis

Gaetano QUAGLIARIELLO Lopposizione Non esiste Pure Pannella fa il moralista INTERVISTA

maggio 25, 2009 by  
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«Sono stanco», mormora Gaetano Quagliariello accogliendomi nel suo ufficio di presidente vicario dei senatori del Pdl.
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«Per forza», verrebbe da dirgli guardando il suo viso smunto con un che di adolescente nonostante i 49 anni. Ti sei scaraventato dal letto e hai fatto scaraventare me per vederci presto di mattina e cominciare con una lunga intervista una giornata che per te si annuncia campale.
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In Aula si discuteranno gli aiuti ai terremotati, l’opposizione non farà sconti e finirai per litigarci, ti dovrai poi spremere le meningi per ripetere con formule diverse - tre volte al giorno e su sei Tg - la tua campana: il centrodestra lavora, il centrosinistra chiacchiera. È più che certo che da Magna Carta, la fondazione che presiedi, ti chiedano un’intervista per l’Occidentale il giornale telematico.
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Tutt’altro che escluso l’arrivo all’ora pranzo - che perciò salterai - di un collaboratore con le bozze di uno dei libretti che la Fondazione sforna a ripetizione su legge elettorale, immigrazione, federalismo fiscale, ecc.
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Neanche potrai impedire a te stesso - nonostante ti sia sospeso dall’attività di docente alla Luiss di Storia contemporanea finché dura il mandato - di pensare alla tua gloria di studioso. Quindi ti attaccherai al telefono con l’editrice «il Mulino» per sapere come stanno andando la tua biografia su De Gaulle e quella più recente su Gaetano Salvemini.
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Vero è - come si desume dal tuo cognome - che i tuoi avi erano vigorosi bracconieri (quagliara è una tecnica di uccellagione della prelibata quaglia), ma tu già da generazioni appartieni a una famiglia di intellettuali (sfibrati per definizione) originari di Napoli e trapiantati a Bari.
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Dovresti perciò soppesare le tue forze e non menare il torrone della stanchezza con un intervistatore che ora esige il meglio da te.

«Da docente a politico. Cambio di vocazione?», dico adesso a voce alta.
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«Ho la politica nel sangue. Da bambino, invece che al dottore, giocavo alle elezioni. Da prof insegnavo Storia della politica. Siamo lì».
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«Differenze tra i due mestieri?».
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«I tempi dello studioso sono lunghi. Il politico coglie l’attimo fuggente. È stato l’adattamento più difficile».
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«Eri radicale, oggi berlusconiano. Tendi alla metamorfosi?».
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«Sono stato radicale dai 15 ai 22 anni. Significava non sprangare né essere sprangato. Ero liberale, garantista, anticomunista».
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«Da radicale ti sei battuto per l’aborto».
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«C’era la piaga dell’aborto clandestino. La legge 194 era un freno. Oggi, sono contro l’aborto. Non sono però per l’abrogazione della legge, ma per la sua esatta applicazione. La politica è il regno del possibile, non dei principi astratti».
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«Sei passato da laico a laico devoto».
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«Non mi sento ateo e neanche devoto. Ho avuto un’evoluzione personale per problemi privati».
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«Cioè?».
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??Ho sperimentato la sofferenza. Ti senti impotente e ti poni delle domande. Se la libertà non ha una dimensione oltre la terra diventa totalitaria e si trasforma in oppressione».
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«Sei credente e praticante?».
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«Odio fare il neofita (è imbarazzato). Ma se devo proprio definirmi, sono un credente con una pratica riluttante», e si appoggia esausto allo schienale come un Amleto in giacca nera e cravatta rosa.
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«I tuoi erano dc. Tornato all’ovile?».
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«Papà era nella Fuci (universitari cattolici, ndr), cattolico di sinistra, amico di Aldo Moro. Mi ha però lasciato libero di cercarmi la strada. Anche se soffriva vedendo che si allontanava dalla sua».
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«Per Eluana Englaro hai urlato in Aula: “L’hanno ammazzata!”».
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«Volevo fosse il Parlamento ad assumersi la responsabilità, non lasciare tutto a una sentenza. Il fatto che mentre ci stavamo riuscendo, arrivasse la notizia della morte, mi ha fatto scattare. Mi è sembrata una combinazione diabolica. Non casuale».
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«Sul testamento biologico ti sei battuto contro l’autodeterminazione».
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«No. Libero l’individuo di rifiutare le cure anche se questo ne determina la morte. Sono però contrario che si decida ora per allora».
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«Il testamento è sempre a futura memoria».
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«Quando lo fai non puoi prevedere i progressi della scienza. La malattia di mio padre è durata dieci anni. Una cosa sono state le cure iniziali. Completamente diverse alla fine. Se avesse preso decisioni all’inizio, avrebbe perso anni di vita. Il futuro deve restare aperto».
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«Avrebbe sofferto meno».
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«I giovani che hanno incidenti e sono intubati, al 99 per cento tornano a vita normale. Ma - vedi nei blog - sono migliaia i testamenti biologici di ragazzi che chiedono di non essere intubati e lasciati morire. Sono decisioni a priori basate su inconsapevolezza».
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«C’è altro da dire?».
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«Su queste cose sarebbe meglio non legiferare. Ci sono i medici e le famiglie per decidere. Ma nel caso Englaro si sono voluti i bollini, la magistratura si è intromessa e ci ha costretti a intervenire».
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«Da radicale ti sei opposto al nucleare».
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«Me ne pento amaramente».
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«Che resta delle tue convinzioni passate?».
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«Ero liberale e lo sono. Anticomunista e lo sono. Garantista e lo sono. Non è poco», dice e si rianima. L’adrenalina scorre copiosa e l’intervista prosegue al galoppo.
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Voterai il referendum elettorale del 21 giugno?

«L’ho sottoscritto e andrò per coerenza. La situazione è però cambiata. Allora non c’erano Pd e Pdl, ma una grande frantumazione di partiti che faceva pensare a una vera competizione. Oggi è scontato che vinca il Pdl».

Meglio per te.

«In politica è bene vincere, mai stravincere».

Capitolo immigrati. O migranti, tu come li chiami?

«Immigrati. Migranti è come colf: politicamente corretto».

Per il riaccompagnamento Onu e Chiesa ci danno addosso.

«Dobbiamo proseguire su questa strada e riaffermare la legalità. Mancando di una sua politica, l’Ue ha scaricato su di noi il fenomeno».

L’Onu ci accusa di razzismo e la sinistra tifa per una società multietnica.

«Se multietnico significa molte culture che si ibridano è ciò che accade in una società moderna. Se invece ogni cultura si chiude in sé è quello che succede in Olanda. Da un lato droga e prostituzione, dieci metri più in là donne col burka e chiese che diventano moschee. Invivibile. Il solo appiglio è la legalità».

Critico e non solo sugli immigrati è anche Fini.

«Ha un approccio spensierato ai problemi. Pensa che la libertà non corra pericoli lasciando che le cose vadano per il loro verso. Su questo ci sono differenze essenziali tra destra e sinistra. Poiché non voglio che il centrodestra annacqui le proprie convinzioni, cerco di ribattere colpo su colpo le posizioni di Fini».

La piazza si riscatena. Che succede?

«Si fa sentire la mancanza di un’opposizione con posizioni vere e forti. I toni della sinistra sono alti, ma vuoti. Solo antiberlusconismo. I militanti sono delusi e rischiano la libera uscita».

Franceschini?

«È fuori dal tempo. A parte la simpatia umana per il numero 13 che d’incanto diventa il numero uno e si gioca la partita della vita, è l’icona giovane di una cosa vecchia: l’alleanza tra post comunisti e cattolicesimo sociale. Una formula morta».

Di Pietro, il noto immobiliarista?

«A preoccupare non sono tanto le sue contraddizioni, quanto l’infinita ignoranza».

Dà voce a un certo elettorato.

«Penso non sappia quel che dice. Il fatto però che tutti dobbiamo farci i conti imbarbarisce la lotta politica. Rispondergli è tempo perso e impedisce alla sinistra di andare oltre l’antiberlusconismo».

D’Alema?

«Fa un’analisi vecchia. Pensa che ci debba essere un sistema frammentato con più partiti in cui la sinistra si accorda col centro e metta Berlusconi in un angolo».

È una tecnica.

«Non capisce che Berlusconi è il centro. Comunque, è un’analisi. Altre a sinistra non ne vedo salvo quella di Veltroni, verso il quale ho nutrito speranze, ma che alla prova dei fatti si è squagliato. D’Alema invece non si squaglia».

Pannella digiuna per le cose più futili.

«Ormai è intriso di conformismo, moralismo e perfino di giustizialismo. I radicali sono sempre in tribunale per denunciare questo e quello».

Sei il vice di Gasparri. Lui esuberante. Tu gelido. Come ve la passate?

«Abbiamo in comune buon senso meridionale, attaccamento al lavoro, un tipo di lealtà simile. Di lui sono amico, un termine che non uso con facilità. Confermo però che siamo antropologicamente diversi».

Tu intellettuale come giudichi il «cuménda» Berlusconi?

«Ha una straordinaria capacità di impossessarsi di analisi raffinate e trasformarle in senso comune. È stata l’essenza del suo rapporto con Baget Bozzo».

Se ti comportassi come il Cav, galante, allusivo, «papi» e compagnia, tua moglie come reagirebbe?

«Mia moglie è sarda».

Capisci quindi le ire di donna Veronica?

«Sono conservatore: non capisco come si possano portare in pubblico certi aspetti della vita matrimoniale. Già la lotta politica in Italia si fa dal buco della serratura. Se anche le vittime incoraggiano, è la fine».


Invidi però la vita esagerata del Casanova di Arcore?

«Non ho lo stesso temperamento».

Dai, è l’ultima domanda, sii spiritoso.

«Sarò invece serissimo. Comprendo le difficoltà di trovare un equilibrio esistenziale per una persona che è sulla breccia da 15 anni, sempre sotto attacco».
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Fonte Openpolis

Marco PANNELLA Torno da questa notte allo sciopero assoluto della seteho gi investito ufficialmente le autorit del comportamento della Rai Tv e Ballar

maggio 25, 2009 by  
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Ho già investito ufficialmente le Autorità del comportamento della Rai tv e Ballarò, provocatoriamente insultante contro la legalità e la democrazia, con l’arroganza propria di un partito di partitocrati impuniti.

Torno da questa notte allo sciopero assoluto della sete, anche in difesa della Comunità Penitenziaria, che in tutte le sue componenti - dai vertici all’intera amministrazione fino all’ultimo dei detenuti - stanno ormai per essere precipitati, dalla già ufficialmente riconosciuta condizione di oggetti e vittime di negazione dei diritti costituzionali, a uno stato letteralmente disumano di detenzione, di lavoro, di responsabilità morali e civili.

La disinformazione della Rai Tv sulla crisi della giustizia, massima questione sociale del paese, è d’altra parte in linea con l’abolizione dello Stato di diritto. Ad esempio dopo avere disinformato, al seguito delle peggiori campagne di vero e proprio terrorismo psicologico sull’indulto e l’amnistia, nessun rilievo è stato dato allo studio che ha dimostrato come solo un ex detenuto, su dieci liberati dall’indulto, sia sino a oggi tornato in carcere per nuovi reati.

Stessa situazione per quanto riguarda il nuovo “format” sui diritti umani, da ogni parte ritenuto necessario e urgente.

Ballarò dal 2003 non mi ha mai consentito di intervenire nei suoi dibattiti su alcun tema o lotta da me condotti. Ora, dopo ingiunzioni, ammonizioni e diffide delle autorità competenti, ancora a 24 ore dalla prossima trasmissione, conferma il suo ostracismo da anni ‘30 nei miei confronti, malgrado Emma Bonino abbia deciso di rinunciare alla sua partecipazione pur di porre termine a questa vergogna

Proseguirò quindi anche oltre mercoledì il mio sciopero assoluto di fame e sete.

Perchè? Perchè è manifestamente giusto; ed è il solo modo di continuare a difendere dai fascismi impuniti di “antifascisti” il popolo e i cittadini di questo Paese.

• La seguente dichiarazione di Marco Pannella sarà pubblicata nell’edizione di domani, martedì 26 maggio, su Notizie Radicali.

Fonte Openpolis

Marco CAPPATO Fiat Berlusconi rassicura sulla completa imparzialit del governo tedesco Glielha detto Putin

maggio 25, 2009 by  
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Il premier Berlusconi ha dichiarato pubblicamente che nella vicenda delle trattative per il controllo di Opel “c’è l’assoluta imparzialità del governo tedesco”.
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Noi non ne siamo così sicuri e non è così sicuro neppure il maggiore quotidiano italiano, che oggi pone in primo piano, per la prima volta, le forti pressioni esercitate sui politici tedeschi da Mosca attraverso un cavallo di Troia eccezionale, l’ex premier tedesco Gerhard Schroder:
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l’attuale ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier è stato suo capo di gabinetto, il premier del land Renania-Palatinato, Kurt Beck, gli è stato vicino come capo della Spd.
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Tutti e due si sono espressi già settimane fa a favore della cessione di Opel a Magna, dietro la quale c’è, con la quota considerevole del 30%, Sberbank, primo istituto di credito della Federazione russa, strettamente controllato dal Cremlino.
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Ricordiamo che il lavoro di lobby filorussa di Schroder era già stato evidenziato dall’autorevole settimanale tedesco “Der Spiegel”. A meno che Berlusconi abbia avuto informazioni riservate dal suo amico Vladimir Putin …

La politica italiana dovrebbe approfittare della vicenda FIAT/OPEL per rivedere la scelta strategica di legame privilegiato con la Russia, visto che i sempre più crescenti rapporti d’affari fra Italia e Russia (vedi contratti ENI, ENEL verso Gazprom) non ci consentono nemmeno di esigere la libera competizione delle nostre imprese con concorrenti sponsorizzati, tanto indirettamente quanto solidamente, da Mosca.
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Dichiarazione congiunta di Marco Cappato e Bruno Mellano.
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Fonte Openpolis

Pietro ICHINO Immigrazione Una terza via tra cattivismo e buonismo INTERVISTA

maggio 25, 2009 by  
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Proviamo a ragionare lucidamente sulla questione immigrazione. Innanzitutto esiste una terza via che superi la contrapposizione tra la logica di chi predica cattivismo e chi assoluto buonismo?

Quello che contesto radicalmente al Governo è la sua politica un po’ ottusa di pura e semplice resistenza passiva: “respingimenti”, inasprimento e allungamento della reclusione degli irregolari nei Centri di Identificazione senza che ci si curi della loro capienza, sanzioni penali. Ma non lo contesto per motivi etici, contrapponendo “buonismo” a “cattivismo”: lo contesto sul piano dell’efficacia.

Qual è l’alternativa che propone?

Quello di cui parlo è l’immigrazione diretta dall’Africa, e in particolare il fenomeno dei disperati che si affidano agli scafisti per arrivare a Lampedusa dalla Libia o dalla Tunisia…

Che sono soltanto una piccola parte degli irregolari che arrivano in Italia

Sì, si stima che siano circa un settimo. Gli altri arrivano per rotte terrestri, attraversando Paesi confinanti. Ogni flusso migratorio ha le sue caratteristiche, presenta problemi peculiari e va affrontato con provvedimenti appropriati. Qui stiamo parlando del flusso che attraversa il canale tra l’Africa e Lampedusa.

Lei ha lanciato l’idea provocatoria del traghetto tra Libia o Tunisia e Lampedusa.

L’idea non è mia: il dialogo pubblicato sul mio sito con nomi di fantasia, è un dialogo cui ho realmente assistito due settimane or sono durante la cena offerta da un’ambasciata straniera.

Ci può spiegare di che cosa si tratta?

Lampedusa dista 113 chilometri dall’Africa e 205 dalla Sicilia. Se Lampedusa fosse trasformata in zona extraterritoriale, accessibile a basso prezzo con comodi servizi di linea, sradicheremmo il business degli scafisti. E sarebbe facilissimo impedire che le partenze clandestine avvenissero da Lampedusa verso la Sicilia.

Ritiene davvero percorribile la soluzione di Lampedusa-zona franca?

Abbiamo diversi esempi di soluzioni di questo genere adottate da altri Paesi in situazioni geografiche simili. Ma la soluzione non consisterebbe solo in questo: occorrerebbe anche stabilire in Libia e Tunisia dei centri di primo accertamento e accoglienza per profughi e rifugiati che hanno davvero il diritto di entrare in Italia.

E tutti quelli che arriverebbero comunque a questi centri, o anche a Lampedusa, senza il diritto di entrare?

Nessun buonismo verso chi mente sulla propria identità e provenienza. A chi si presenta lealmente senza reticenze, e può rendersi utile in casa nostra, converrebbe a noi per primi offrire un permesso di ingresso per la ricerca del lavoro, con controllo rigoroso dei movimenti e magari anche un tutor che faccia da garante. Se proprio riteniamo che in Italia non debba entrare, diamogli lavoro nella sua terra di origine.


E chi pagherebbe? E per far cosa?

Se destinassimo davvero, come ci siamo impegnati a fare, l’1 per cento del nostro reddito nazionale al sostegno dei Paesi in via di sviluppo, potremmo fare grandi cose. E ciascun “irregolare” ingaggiato ci costerebbe pochissimo; certamente meno di quel che ci costa portarlo in Italia, recluderlo per sei mesi, poi “espellerlo” mettendolo sovente in condizioni di dover delinquere per sopravvivere, quindi recluderlo di nuovo.

Strategia fondamentale è quella degli accordi con i paesi terzi. Come dovrebbe articolarsi?

No, guardi, io non penso ad accordi tra Stato e Stato, che sovente servono soltanto per sorreggere governanti africani corrotti.

Che cosa propone, allora?

Penso a una fitta rete di gemellaggi, tra città e città, ospedale e ospedale, scuola e scuola, famiglia e famiglia, per la trasmissione di buone pratiche, know-how tecnologico, risorse economiche. Gli irregolari che arrivano da noi sono sovente i più colti e intraprendenti delle loro terre d’origine: potremmo impiegarli come “ufficiali di collegamento” in questi gemellaggi, a 100 o 200 euro al mese, che nell’Africa sub-sahariana sono un’ottimo compenso.

Ma con Paesi nel caos come Etiopia o Sudan, come si può fare?

In quei Paesi la pratica dei gemellaggi tra formazioni intermedie o tra famiglie è solo più difficile, ma niente affatto impossibile. E, comunque, questo mi sembra il solo modo per far qualche cosa di utile a loro e, al tempo stesso, di utile a noi. Perché il problema epocale della disuguaglianza tra Africa ed Europa, altrimenti, può soltanto aggravarsi.

Lei chiede agli Italiani di diventare molto generosi

No: soltanto di diventare un po’ più lungimiranti nel loro egoismo. Altrimenti, sarà la stessa Europa a pagare una parte cospicua dei costi del ritardo di sviluppo dell’Africa sub-sahariana.
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Fonte Openpolis

Raffaele LOMBARDO Regione Sicilia Ho chiesto a tutti gli assessori di presentare le dimissioni Questa casa va rasa al suolo e ricostruita

maggio 25, 2009 by  
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PALERMO - Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo (Mpa) ha annunciato in una conferenza stampa di avere “azzerato” la Giunta da lui presieduta. La decisione del leader del Movimento per l’Autonomia fa seguito ad aspre polemiche all’interno della maggioranza di Centrodestra che sostiene la coalizione, della quale fanno parte anche il Pdl e l’Udc.

“Ho chiesto a tutti gli assessori di presentare le dimissioni - ha detto Lombardo - perché stare in questo governo significa non sabotarlo. Questa casa va rasa al suolo e ricostruita”.

Il Governatore ha poi rilanciato l’ipotesi, ventilata in questi giorni, di un “governo istituzionale” aperto anche al Pd. “Propongo un governo - ha detto - con quei pezzi di partito che ci si staranno”.

“Quarantotto ore ed avremo una giunta in grado di operare”. Riferendosi all’ipotesi di un “governo istituzionale” Lombardo ha aggiunto: “Si riscrive un programma e si riparte con chi ci sta. Non penso di ribaltare le alleanze dell’anno scorso. Sarà una giunta composta da forze politiche e da esterni”.

“Il Pd - ha puntualizzato Lombardo - è una forza importante all’assemblea regionale, che ha dato un utile apporto all’approvazione di alcune riforme come quella sanitaria, ma ha fatto una scelta di opposizione che spero costruttiva”.

Il Governatore, dopo avere invitato a “svelenire” clima politico, ha auspicato il varo di una giunta “aperta alle forze sociali, sindacali e a tutti quelli che ci stanno per sottoscrivere un programma per lo sviluppo della Sicilia e la salvaguardia dell’autonomia”.

“Il modello della riduzione dei dipartimenti deve ispirare una coerente sburocratizzazione della macchina amministrativa”, questo il pensiero di Lombardo per cercare di far ripartire la macchina amministrativa: “Mentre attendono di essere esaminati dall’assemblea - ha aggiunto - con grande pregiudizio non solo per le finanze degli enti locali sia la riforma del sistema dei rifiuti sia le misure degli aiuti alle imprese con si sbloccano i fondi”.

“Non si può stare nella maggioranza e nel governo - ha osservato - e dire che ci aspettano i fondi Fas”. In questo momento delicato per il Centrodestra non poteva mancare un accenno al premier: “Certo che sentirò Berlusconi. Lo farò con molto piacere. Mi spiace che in questo momento viva una fase non facile, ma è stato proprio in una fase non facile che, quando nacque il Movimento per l’autonomia, venne a Catania e la nostra esperienza partì in quell’occasione”.

“Perché sia chiaro, - ha aggiunto - fra tanta gente che lo consiglia male, non so se in un momento di grande difficoltà come questo, si ritroverebbe sempre accanto a lui. Questo sospetto, o questo dubbio, per quanto mi riguarda non ha motivo di esistere”.

I COMMENTI

GIAMBRONE (IDV): “TORNARE SUBITO ALLE URNE”. “Adesso si dia voce ai siciliani che fino ad oggi sono stati mortificati da un governo inadeguato che si è preoccupato solo dei personalismi.

Da troppo tempo assistiamo ad atteggiamenti indecorosi, beghe, dissidi interni che hanno mandato in sofferenza la legislatura e dimostrato come questa maggioranza non sia mai esistita e, con la decisone di oggi, non ha più i numeri per governare”. Così il senatore Fabio Giambrone, commissario regionale siciliano di Italia dei valori.
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“La naturale conseguenza - conclude - che come Italia dei valori chiediamo a gran voce, è di tornare immediatamente alle urne per far finire questo scempio”.

CRACOLICI (PD): “FALLIMENTO DEL CENTRODESTRA”. La notizia dell’azzeramento della giunta non ha sorpreso il Pd siciliano che per bocca di Antonello Cracolici parla di “fallimento del Centrodestra in Sicilia con un epilogo inevitabile dopo un anno di conflitti”. Quanto all’ipotesi di un dialogo con il governatore, Cracolici afferma che “al momento non ci sono nè chiusure nè aperture. Siamo un partito - aggiunge - le scelte devono essere collegiali”.

PAGANO (PDL): “LOMBARDO HA PERSO LA TESTA”. “L’azzeramento della giunta regionale è la prova concreta che Lombardo ha perso la testa”. Lo ha detto Alessandro Pagano, deputato del Pdl commentando la decisione del presidente della Regione.
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“Questo ci dispiace - ha concluso - perchè una figura deve saper navigare anche in acque agitate, serviva un po’ più di sangue freddo. Confidiamo ora saper nella necessità di ritrovare il dialogo nell’interesse della Sicilia, mettendo al bando ritorsioni e diffidenze”.

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Fonte Openpolis

Why buy furniture when you can buy the life you want?

maggio 25, 2009 by admin  
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Where do we can’t wait to go when we’re tired, after a long day at work? Wich is considered the place to rest and relax?


Obviously the phrase “home sweet home” has never been so appropriate, for our house is the place that has to fit us as a glove more than anything else. We have to feel comfortable, safe, pampered, mirrored in it. We have to feel that our house is really and just our.And what room is more intimate and private than the bedroom? Our bedroom isn’t only an object, it is a piece of our life, and it can’t be so special without special furniture! Some time ago it was necessary to go visiting all shops in your hometown, spending lot of money and time, but now, with

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